mercoledì 15 marzo 2017

Bankitalia: aumenta debito pubblico, ma crescono entrate fiscali


Torna a crescere il debito pubblico italiano. A gennaio, secondo i dati della Banca d'Italia, il debito delle Amministrazioni pubbliche è infatti aumentato di 32,7 miliardi, attestandosi a 2.250,4 miliardi. Miglioramenti sul fronte fiscale: a gennaio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 35,4 miliardi, in aumento del 3,3% rispetto allo stesso mese del 2016.

lunedì 30 gennaio 2017

Usa, il Pil 2016 sale dell’1,6% 
E’ la crescita più lenta dal 2011


L’economia americana rallenta anche nel quarto trimestre (+1,9 %). Pesano il calo del petrolio, il rafforzamento del dollaro e il calo delle esportazioni

Nell’intero 2016 il Pil è salito dell’1,6%, si tratta della crescita più lenta dal 2011. E’ quanto emerge dalla lettura preliminare del dato diffuso dal dipartimento al Commercio americano: il Pil nel quarto trimestre è cresciuto dell’1,9 per cento, in frenata dal +3,5% del terzo trimestre, e sotto le stime degli economisti di +2,2%. A pesare sull’espansione della prima metà dell’anno ha inciso il calo del petrolio e il rafforzamento del dollaro, fattori che hanno minato i profitti e gli investimenti aziendali.

Il calo dell’export

L’economia americana rallenta la sua crescita più di quanto previsto nel quarto trimestre 2016 risentendo delle deboli esportazioni, ma la tenuta della spesa per i consumi e l’aumento degli investimenti indicano un sentiero ancora espansivo. Nel quarto trimestre le esportazioni sono scese del 4,3% con una inversione di tendenza rispetto al +10% toccato nel terzo trimestre e registrando il maggiore calo dal primo trimestre del 2015. Grazie a un mercato del lavoro in una situazione di piena (o quasi piena) occupazione che inizia a spingere al rialzo i salari e i consumi, le prospettive dell’economia statunitense sono comunque abbastanza brillanti. Una spinta alla crescita potrebbe arrivare dagli impegni presi dal presidente Donald Trump sull’aumento della spesa per le infrastrutture, tagli alle tasse e allentamento della regolamentazione.

sabato 14 gennaio 2017

Scadono i consigli di Eni, Enel, Terna Le nomine e l’incrocio con il governo


Non è stato ancora fissato il calendario finanziario 2017 di alcune grandi società partecipate dal Tesoro come Eni, Enel e Terna, i cui consigli di amministrazione sono in scadenza con il bilancio 2016. Il sospetto: si attende di capire se si andrà ad elezioni anticipat

Si va verso le nomine nelle partecipate dello Stato, ma non per tutte si conosce il calendario finanziario 2017. Un dettaglio, certo, ma non del tutto banale visto che le assemblee per i bilanci devono coincidere con il rinnovo dei consigli. È probabile che nelle ultime settimane qualcuno abbia temporeggiato anche per fare due conti sulle sorti dell’azionista che prenderà le decisioni — il governo — viste la scadenza della Consulta su Italicum e legge elettorale, e l’ipotesi di elezioni anticipate. Prima di Natale, Leonardo e Poste hanno diligentemente fissato la riunione dei soci a maggio, tra il 2 e il 12 la prima e il 30 la seconda. Hanno preso tempo invece Eni, Enel e Terna. In teoria le loro assemblee potrebbero anche essere convocate a fine giugno

Il Cane a sei zampe e il gruppo elettrico, un anno fa, avevano già reso noto il loro calendario, mentre Terna aveva atteso fino al penultimo giorno disponibile: il limite fissato dalla Borsa è il 30 gennaio. Il 24 la Consulta renderà nota la sua sentenza sull’Italicum, che se fosse «autoapplicativa» potrebbe in teoria aprire ad elezioni con una certa rapidità, sebbene la prospettiva si sia allontanata dopo il mancato referendum sull’articolo 18. Ogni pronostico resta incerto. C’è, comunque, chi scommette che l’incertezza spingerà i «big» pubblici ad aspettare, per il calendario, proprio fino all’ultimo momento.

lunedì 26 dicembre 2016

Natale, gli italiani scelgono il «made in Italy»: 2,3 mln in cibo e bevande


Secondo la Coldiretti sono stati spesi 86 euro a famiglia (+ 5% in un anno). Per nove italiani su dieci sono state feste in famiglia. In calo la scelta di cibi esotici e fuori stagione. Regali: 6 mld in libri, tecnologia, abbigliamento, bellezza ed enogastronomia

È aumentata del 5 per cento in un anno la spesa in cibo e bevande degli italiani per le feste. Sono 2,3 i miliardi dedicati alla cena della Vigilia e al pranzo di Natale che, per nove italiani su dieci, sono stati tra le mura domestiche assieme a parenti e amici, con un record medio di 3,3 ore trascorse in cucina per la preparazione dei piatti. Tra le ricette prevale il made in Italy, mentre calano i cibi esotici e fuori stagione. È quanto emerge da un bilancio della Coldiretti sul tradizionale appuntamento di fine dicembre che vede riunirsi intere famiglie, da Nord a Sud della penisola. 

In media 86 euro a famiglia

Tra la Vigilia e Natale 2016 gli italiani hanno speso 86 euro a famiglia. In tutto lo Stivale e isole, 800 milioni di euro per pesce, carne e salumi; 400 milioni di euro per spumante, vino ed altre bevande; 300 milioni di euro per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria; 400 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca; 200 per pasta e pane; 100 milioni di euro per formaggi e uova. Prodotto immancabile per quasi nove italiani su dieci, l’89%, lo spumante, a pari merito con la frutta locale di stagione. Mentre il panettone, con il 75 per cento di preferenze, batte il pandoro fermo al 72.

Solo il 10 per cento degli italiani si è recato al ristorante, mentre il 2 per cento ha optato per gli agriturismi. L’88% ha cucinato e consumato la cena del 24 dicembre e il pranzo del 25 a casa. A prevalere, in ogni caso, sono stati i prodotti nazionali. Piatti preparati, in anticipo o all’ultimo momento, ma sempre in cucina con i propri cari, a seconda della propria tradizione culinaria di riferimento: tra i grandi classici, cappelletti in brodo, pasta con l’astice, bolliti con le rispettive salse, pizze rustiche e dessert casalinghi.

Regali per tutti
Le famiglie italiane hanno scartato sotto l’albero regali di Natale per un valore stimabile in oltre 6 miliardi tra grandi e piccini, dice la Coldiretti: solo il 14% degli italiani non ha ricevuto quest’anno neanche un regalo. Si è concluso un rito che ha visto impegnati nello shopping gli italiani che nel 49 per cento dei casi hanno stanziato un budget tra i 10 ed i 100 euro, il 27 per cento tra i 100 ed i 200 euro, il 16 per cento tra i 200 e i mille euro e il resto anche di più. «Non sempre pero’ - spiega Coldiretti in un comunicato - le scelte hanno incontrato le attese, con oltre della metà degli italiani, il 55 per cento, che voleva trovare sotto l’albero qualcosa che gli servisse, ma che ha rimandato di acquistare, il 26 per cento qualcosa di utile a cui non aveva pensato prima e solo il 19 per cento un regalo sfizioso che non si poteva permettere». 
Tra i regali più gettonati per il Natale 2016 ci sono libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza e l’enogastronomia, «anche per l’affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici che ricordano i sapori e i profumi della tradizione del territorio», commenta Coldiretti. In quasi quattro famiglie su dieci, il 39% del totale, sotto l’albero hanno trovato spazio i tradizionali cesti con i prodotti enogastronomici tipici, già confezionati o fai da te, da consumare nei pranzi e cenoni delle feste insieme a parenti e amici. Tra le novità, l’inserimento di prodotti solidali provenienti dalle zone terremotate, anche grazie alle numerose iniziative in atto lungo tutta la Penisola.

venerdì 2 dicembre 2016

Il necrologio della banche italiane: così Mps può far crollare l'intero sistema finanziario


Banca MPS -99,7%; Unicredit -97%; Banco Popolare -96%; Popolare di Milano -92%; Ubi Banca -88%; Pop Emilia Romagna -77%; Intesa San Paolo -61%; Mediobanca -59% e mi fermo qui, questo è il necrologio del sistema finanziario italiano relativo agli ultimi 9 anni di Piazza Affari.
Ora vi chiedo, serviva l'avvertimento del Financial Times per farci comprendere quanto sia grave e pericoloso il sistema bancario italiano?

Secondo l'autorevole quotidiano finanziario, sarà l'esito del referendum a decidere le sorti dei nostri risparmi, il Sì porterà gloria, il No tragedia. Quello che è stato omesso, o si sono dimenticati di ricordare è che il problema che si porta dietro il sistema bancario italiano ha origine molto prima dell'annuncio referendario, molto prima anche dell'avvento di Renzi. Si deve tornare al 2007, al picco della bolla subprime e titoli tossici, all'epoca dello scoppio della bolla finanziaria, alla successiva recessione, alla debolezza economica che unica l'Italia tra i grandi paesi, a non aver recuperato e che per gran parte ha pesato sui bilanci della banche anche attraverso gli arcinoti NPL, i crediti deteriorati e ancora difficilmente recuperabili.
Dal 2007 in poi è stato un profluvio di vendite indiscriminate, un incendio mai domato sul risparmio italiano, quotazioni a picco e aumenti di capitale gettati in un pozzo senza fondo, investimenti persi per sempre.
9 anni che hanno quasi azzerato i capitali, oltre che aver abbattuto il morale dei piccoli risparmiatori. Dopo questo flagello di numeri, siamo ancora convinti che sia veramente il referendum la causa di una grave crisi per l'Italia o il grimaldello per l'uscita dalla crisi? Evidentemente stiamo guardando il problema e la soluzione sbagliata.
Prima del referendum è il successo o il fallimento dell'aumento di capitale di Mps a fare ago della bilancia. Sul caso tra rassegnazione e rabbia, sono in molti a essere pessimisti, soprattutto dopo l'operazione di raggruppamento (100 azioni vecchia per una nuova ovviamente a prezzo proporzionato) che fa pensare a nuove diluizioni di valore.
Il passato insegna, più volte il titolo è stato artificialmente alzato di valore prima dei precedenti aumenti di capitale, e tutte le volte il titolo si è successivamente sgonfiato per tornare ai valori zero virgola che conosciamo.
Ma questa volta, il finale potrebbe essere diverso. Potrebbe essere diverso perché le intenzioni di investimento ci sono, intenzioni che arrivano da soggetti importanti come Generali e Fondo Sovrano del Qatar che non hanno come priorità la perdita di denaro, ma il guadagno.
Il 2016 è un anno bastardo, nel senso che ha una doppia razza e difficilmente prevedibile. I singoli casi lo insegnano, tutte le volte una possibile cattiva notizia, dalla Brexit a Trump ha avuto un esito opposto, anzi, si è dimostrata a posteriori un'occasione di acquisto.
L'ultimo caso è di ieri, prima della riunione OPEC, quando un ristretto gruppo di grandi operatori di Wall Street, aveva dato all'esito OPEC un'importanza vitale. Senza esagerare con il giudizio, tale a tanta era attenzione e tensione sull'evento, che da quell'esito il mercato si attendeva semplicemente tutto, e per tutto intendo direzione futura. Le attese erano di massima negatività, tanto che le proiezioni erano di crollo del petrolio a 20$ e conseguente inizio della discesa dei mercati.
Come ben sappiamo, fortunatamente, le cose sono andate diversamente, e Wall Street, con la sua "OLD ECONOMY" continua a volare.
Titoli petroliferi e banche a Wall Street godono. Toccherà finalmente anche all'Italia? Dipende dal Sì o dal No, ma sull'aumento MPS e non sul referendum.

lunedì 21 novembre 2016

Padoan tombale sul

(nostro) futuro. 

a frase apocalittica sul prossimo voto


Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan nega nettamente che l'avvertimento di Bankitalia sulla volatilità dei mercati in vista del voto referendario possa essere inteso come un invito a votare Sì. Nessun complotto, nessun messaggio subliminale per il titolare del Mef, che però non sposta di una virgola l'allarme di via XX settembre: "I mercati sono più nervosi perché c'è incertezza sulla prosecuzione del processo di riforme - ha detto al Corriere della sera - Ma questo è un fatto ed è normale che i mercati finanziari lo registrino e che la banca centrale lo segnali. Non è questione di allarmi delle élite o di complotti".
Nessun messaggio elettorale quindi, anche se il punto resta sempre che senza le riforme non calerà il "nervosismo sulla prosecuzione delle riforme - come ad esempio - La riforma del titolo V della Costituzione che fa passare dalle Regioni allo Stato molte competenze sulla salute dei cittadini, sul turismo, sulle politiche attive del lavoro. Grazie a questo cambiamento - rintuzza Padoan - diminuirà il contenzioso tra i diversi livelli del governo, miglioreranno i processi di spesa, migliorerà la qualità dei servizi ai cittadini e sarà più semplice e veloce realizzare gli investimenti sulle infrastrutture".

lunedì 14 novembre 2016

ROBOADVISOR: PER GOOGLE E FACEBOOK C’È LO SCOGLIO REGOLATORI


A rilanciare l’ipotesi di un ingresso di Google nel segmento dei roboadvisor è uno studio firmato da Inigo Fraser-Jenkins, capo della ricerca sulle strategie quantitative globali e sull’azionario europeo di Bernstein Research (gruppo AllianceBernstein). Fraser-Jenkins è convinto che i giganti della tecnologia possano essere la prossima frontiera del settore e accanto a Google cita anche Facebook che secondo lo strategist americano avrebbe avviato uno studio di fattibilità per entrare sul mercato. Dalla parte dei big della tecnologia ci sarebbe la fiducia di cui godono da parte dei consumatori e la capacità di gestione di algoritmi sofisticati. “Se decidessero di entrare nell’arena del risparmio gestito e dei consigli di investimento l’effetto sarebbe devastante per gli asset manager” ha scritto nella nota l’analista di Bernestein Research. Del resto, in Cina questa occasione è già stata sfruttata da Alibaba, Tencent e Baidu che hanno cominciato a distribuire fondi per ora solo monetari agli investitori retail cinesi.
Sul mercato americano ed europeo, però, al momento i grandi della tecnologia non sono entrati perché, ma questo l’analista di Bernstein Research non lo dice, sarebbe difficile passare in primo luogo l’esame delle Autorità finanziarie. La Securities and Exchange Commission (SEC) americana, omologa della nostra Consob, non accetterebbe un livello di contatto con il cliente basato solo su email e forum, e Google si metterebbe sulla schiena un altro bersaglio su cui i regolatori farebbero facilmente centro. Ma non c’è solo questo. Le dinamiche dei servizi finanziari sono molto diverse da quelle della tecnologia pura e richiedono un contatto con il cliente anche di persona come ha dimostrato l’esperienza americana di Charles Schwab.
IDEE DI INVESTIMENTO
Non c’è dubbio che il futuro della risparmio gestito passi anche dai roboadvisor, dedicati a un pubblico abituato a gestire via App i propri investimenti. È il pubblico dei Millennials che secondo uno studio della società di consulenza AT Kearney denominato “Hype Vs Reality: The Coming Waves of Robo adoption” entro il 2020 porterà i robo advisors a valere il 5,6% del mercati con circa 2 mila miliardi di dollari in gestione contro i 300 miliardi di dollari di giugno 2016. Online SIM, società d’intermediazione mobiliare leader di mercato in Italia nel collocamento di fondi online che fa capo al Gruppo Ersel, è entrata nel segmento con RoboBox, la prima piattaforma italiana di robo advisor, che nasce con l’obiettivo di offrire una selezione di robo advisor per consentire ai clienti di scegliere il servizio più adatto alle proprie esigenze di investimento: un posizionamento unico per il mercato italiano, che fino ad ora ha visto realtà che propongono esclusivamente il proprio servizio di robo advisory.
Ecco le caratteristiche del nuovo servizio RoboBox di Online SIM:
  • Il nuovo servizio è dedicato a clienti con un patrimonio da investire superiore a 50 mila euro ed è accessibile attraverso un conto “consulenza”, separato da quello tradizionale di Online SIM e sul quale il cliente normalmente opera in autonomia.
  • L’area consulenza collegata al conto consente ai clienti di essere guidati nella costruzione e manutenzione di un portafoglio fondi in linea con le proprie esigenze, ideato in base ad un questionario di adeguatezza strutturato.
  • Sul conto “consulenza” il cliente riceve indicazioni puntuali sull’asset allocation da seguire e sui singoli fondi adeguati al suo profilo di investimento e con pochi click può creare da zero un portafoglio oppure ribilanciarlo automaticamente per seguire i consigli di investimento del robo Advisor. Il consulente virtuale fornisce inoltre al cliente la possibilità di indicare obiettivi temporali di investimento legati a progetti personali (per esempio l’acquisto di una casa, il matrimonio, ecc.) per i quali vengono creati sottoportafogli dedicati e gestiti con logiche di “target date” (12 mesi, 24 mesi, 36 mesi).
  • Accedendo alla propria area riservata del sito il cliente ha sempre la situazione complessiva dei suoi investimenti, siano essi collegati al conto tradizionale in collocamento oppure in consulenza, grazie a un cruscotto sintetico che gli consente di scegliere su quale conto operare. Può inoltre effettuare in ogni momento il passaggio di liquidità tra le due tipologie di conti. Se lo ritiene opportuno, può anche avvalersi di un servizio clienti dedicato.
  • Sul fronte del pricing, la piattaforma prevede un advisory fee che va dallo 0,5% allo 0,7% in base alla consistenza di portafoglio (con un minimo di 50.000 Euro), ma è previsto un innovativo meccanismo che sconta la competenza dell’ultimo trimestre se la performance complessiva del portafoglio è negativa nell’anno solare di riferimento.